L’ARTE DI TRACEY SNELLING
Tracey Snelling (Oakland, USA, 1970) inizia la sua carriera artistica con la fotografia, ma oggi è un’artista multimediale nota soprattutto per le sue le iconiche miniature, attraverso cui indaga la capacità dell’architettura di plasmare lo stile di vita delle persone, le abitudini culturali e le interazioni sociali. Le sue sculture, che a prima vista potrebbero sembrare dei semplici modellini, sono ricostruzioni architettoniche in miniatura o progetti ambientali a grandezza naturale animati da suoni, luci, immagini e video, frutto di attente ricerche condotte su particolari luoghi pubblici, edifici, spazi commerciali o di intrattenimento, che per vari motivi hanno catturato la sua attenzione. Lo scopo di questi lavori – ci ha spiegato Tracey – è quello di restituire la particolare essenza e atmosfera di un luogo, la comunità che lo abita e l’ambiente culturale di cui è parte, stimolando spesso riflessioni su questioni ambientali, sociali e politiche. I suoi progetti sono in grado di catturare una comunità e un luogo in un dato momento nel tempo, preservando la memoria di luoghi e situazioni che potrebbero svanire da un momento all’altro. L’artista ci ha raccontato che ha un debole per architetture moderniste del secolo scorso, soprattutto se legate a particolari fenomeni sociali o se si trovano sull’orlo della distruzione. Questo genere di edifici dal suo punto di vista hanno sempre una storia interessante da scoprire e raccontare.
In foto
Tracey Snelling, We Buy Homes for Cash $$, 2022
Tracey Snelling, Mäusebunker, 2021
La pratica di Snelling, come già accennato, origina dalla fotografia: durante i suoi viaggi o le sue passeggiate in giro per Berlino, dove vive e lavora da quasi dieci anni, l’artista fotografa edifici che attraggono in modo particolare il suo interesse, come il Bierpinsel (2023) o il Mäusebunkerma (2021). Ma la scoperta di edifici può anche avvenire attraverso foto trovate su internet, come avvenuto per le Vele di Scampia a Napoli. Una volta scelto l’edificio o il luogo su cui lavorare, Snelling ne approfondisce la storia attraverso delle ricerche, fino ad organizzare dei viaggi per poter vedere di persona, vivere, fotografare e documentare l’architettura e la comunità che la abita. Le foto e i video realizzati sul posto fungono poi da guida per la realizzazione delle sculture, che vengono create senza fare uso di blueprint o progetti. Per Snelling, infatti, l’importante non è replicare perfettamente l’edificio o il luogo visitato, ma restituirne l’anima e le atmosfere. Per questo motivo la sua ricerca si basa anche sulla raccolta di testimonianze della comunità locale. Con un approccio a metà strada tra indagine artistica e sociologica, documenta la vita delle persone che vivono e abitano quei luoghi. “Per esempio – ci dice Tracey- per il progetto “Tell me you love me – Tokyo works”, ho lavorato sul mondo dei Love Hotel di Tokyo. Ho visitato le stravaganti stanze di questi alberghi, dove ho intervistato le persone che li frequentano, interrogandoli sulla loro percezione dell’amore e delle relazioni”.
La vita notturna e le comunità underground, da Berlino ad Amsterdam, da Bangkok fino a Tokyo, sono infatti altri grandi temi esplorati da Snelling attraverso photo-reportage, interviste e ricostruzioni ambientali dalle tinte fluo. Le sculture e gli ambienti, vengono talvolta attivati attraverso performance ideate da Snelling stessa.
In foto
1. Tracey Snelling ritratta da Joel Stevenett, 2026
2. Disco Kebab, 2024
3. Tracey Snelling, Borhtel
LE VELE DI SCAMPIA
Ma arriviamo al progetto di Snelling sulle Vele di Scampia, fulcro centrale della mostra da Giampaolo Abbondio, che viene per la prima volta presentato in Italia dopo essere stato esposto a Monaco e Berlino. Tracey ci ha raccontato che il primo incontro con le Vele di Scampia è avvenuto su Internet, mentre faceva delle ricerche online, attorno al 2020. All’inizio quello che la colpì fu il peculiare stile brutalista degli edifici, ma facendo ulteriori ricerche di approfondimento scoprì la travagliata storia delle Vele, sospesa tra aspirazione architettonica, fragilità sociale e aggressione mediatica, e decise subito di dedicare un intero progetto alla vicenda. In breve, le Vele di Scampia è stato un monumentale complesso architettonico costituito da sette grandi edifici residenziali, detti appunto “Vele”, nato negli anni ’70 su disegno di Francesco Di Salvo. Si trattava di un progetto utopico di edilizia popolare per la periferia di Napoli che si è rivelato un vero disastro edilizio: le infrastrutture e i servizi che avrebbero dovuto supportare i centinaia di residenti di questi enormi condomini non furono mai ultimati e gli abitanti si trovarono isolati nel quartiere senza servizi e presidi sicurezza. È questo forse il sole invisibile di cui ci parla il famoso brano dei Police, le cui atmosfere rendono perfettamente l’idea della decadenza di questa utopia fallita. Nel tempo la criminalità organizzata e il traffico di droga presero il sopravvento e le Vele divennero territorio sotto il controllo della Camorra e fulcro di degrado. Le Vele sono diventate celebri a livello internazionale grazie alla serie Gomorra tratta dal romanzo di Roberto Saviano, che ha portato alle stelle l’attenzione mediatica sulle Vele e sulle loro precarie condizioni, arrivando ad alimentare persino un turismo del macabro. Dopo 50 anni di inarrestabile degrado le Vele sono state sgomberate e infine demolite. Dell’iniziale complesso di sette palazzi oggi rimane in piedi solo la Vela Celeste, oggetto del programma di rigenerazione urbana “ReStart Scampia” con l’intento di ristrutturare la struttura e riqualificare il quartiere di Scampia.
In foto
1. Tracey Snelling, Vele di Scampia, 2024
2. Tracey Snelling, Vele di Scampia, 2024 dettaglio
3. Le Vele di Scampia, 2024. Ph. Francesca Salemi
Si tratta di luoghi che già oggi non esistono più, sono andati persi per sempre ma che sopravvivono anche grazie al lavoro dell’artista.
Nel contesto della Design Week, dove disegno e progetto vengono celebrati in tutte le loro forme, la mostra di Senlling si concentra sul fallimento di un modello utopico di edilizia sociale nato sulla carta con le migliori intenzioni, ponendo l’attenzione sulle reali esigenze abitative delle persone, che spesso vengono trascurate o sottovalutate in fase di progettazione.
Ad accompagnare le Vele di Scampia, la Galleria Playlist di Giampaolo Abbondio accoglie altre miniature di Tracey Snelling tutte da scoprire, nella cornice dell’installazione site-specific “Dolce Caos” della serie “Clusterfuck”, una combinazione di neon, poster di film italiani e foto scattate dall’artista durante i suoi soggiorni in Italia tra Milano, Roma, Venezia e Napoli, che riempiono di dettagli ogni angolo della galleria. La mostra, assolutamente da non perdere, sarà visitabile fino al 26 giugno.
In foto
1. Tracey Snelling durante l'allestimento di Dolce Caos Clusterfuck nella galleria Playlist di Galleria Giampaolo Abbondio. Ph. Francesca Salemi
2. Dolce Caos Clusterfuck
3. Dolce Caos Clusterfuck, dettaglio