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L’Ailanthus di Francesco Ciavaglioli invade Casa degli Artisti

Francesco Ciavaglioli (Avezzano, 1983) è tra gli artisti vincitori dell’Open Call Omnirica – Spazi Desideranti di Casa degli Artisti con il suo progetto di ricerca “Ailanthus”, che invita a riflettere sulla straordinaria capacità di adattamento della natura nonostante le costrizioni dettate all’uomo. Abbiamo intervistato l’artista, che ci ha raccontato la genesi del suo nuovo progetto incentrato sulla pianta dell’Alianto.

Da anni Francesco Ciavaglioli conduce un’indagine sul giardino e sul paesaggio, intesi come soglie, spazi di dialogo tra l’uomo, la natura e la pittura antica, dove le immagini vegetali diventano un dispositivo attraverso cui interrogare il rapporto tra essere umano e costruzione del paesaggio. Il giardino, infatti, è per Ciavaglioli non solo soggetto iconografico, ma anche spazio culturale e luogo in cui le idee di cura, controllo e ordine si confrontano con la capacità autonoma della natura di trasformarsi, proliferare e sfuggire ai sistemi che cercano di contenerla.

Sulla scia di Benjamin, la ricerca di Ciavaglioli indaga il rapporto tra l’immagine e la sua riproducibilità tecnica, esplorando la tensione tra rappresentazione naturale e astrazione, attraverso un approccio multidisciplinare che integra pittura, fotografia, video e installazioni ambientali.

Il progetto “Ailanthus”, sviluppato dall’artista durante la residenza presso Casa degli Artisti, si inserisce in continuità con questa ricerca, concentrandosi sull’Ailanthus altissima, comunemente noto come “Albero del Paradiso”.

In foto

Francesco Ciavaglioli "Alianthus", 2026 Casa degli Artisti, dettaglio

Ho scoperto l’Ailanto un po’ per caso – ci dice Ciavaglioli – grazie a un articolo su Il Post e a un podcast in cui compare la biologa Chiara Montagnani, che ho poi intervistato per questo progetto. È una pianta che ho visto migliaia di volte perché è molto diffusa, ma alla quale non avevo ancora dato un nome. Grazie agli articoli ho scoperto la sua storia che ho trovato davvero molto interessante per il fatto che si tratta di una specie invasiva introdotta ingenuamente in Europa per motivi estetici ma che poi si è rivelata infestante. Quindi ho deciso di approfondire la sua storia.

Il nome di questa pianta di origine asiatica, coniato dal botanico francese René Louiche Desfontaines nel 1788, deriva dalla latinizzazione del termine ailanto, letteralmente “albero che raggiunge il cielo”, mentre l’epiteto altissima ne sottolinea l’imponente sviluppo in altezza. Considerata tra le specie invasive più diffuse, l’Ailanto è capace di colonizzare spazi residuali, infrastrutture, edifici e aree urbane dismesse.

La pianta ha una doppia anima in qualche modo – ci spiega l’artista. Da un lato c’è la pianta Ailanthus Altissima, specie invasiva che prolifera senza controllo minacciando la biodiversità. Dall’altro c’è l’Albero del paradiso, ovvero la dimensione più magica di questo albero: il fascino dell’energia rigeneratrice e inarrestabile di spazi abbandonati.

L’immaginario etereo evocato dal cosiddetto “Albero del Paradiso” entra quindi in forte contrasto con la natura invasiva della pianta, trasformando l’Ailanto in un simbolo emblematico delle contraddizioni che attraversano il paesaggio contemporaneo: la sua presenza racconta una storia fatta di migrazioni, adattamenti e conseguenze impreviste, mostrando come ogni tentativo di organizzare il paesaggio finisca per produrre inevitabilmente nuovi ecosistemi ed equilibri.

Durante la residenza a Casa degli Artisti, Ciavaglioli ha portato avanti un’approfondita ricerca iconografica e storico-botanica sull’Ailanto attraverso fotografie, disegni, pittura e inchiostro, mappando la sua presenza, seguendo la pianta nei luoghi in cui il controllo umano si interrompe: margini stradali, vuoti urbani, muri, tetti, architetture in trasformazione.

Questa ricerca ha per Ciavaglioli ha una valenza sociale, in quanto esplora quegli spazi abbandonati e in disuso che definiremmo terzo paesaggio: luoghi periferici, una volta antropizzati e poi caduti in rovina, che sono esattamente gli ambienti prediletti dall’Ailanto.
La presenza della pianta sottolinea quindi la distanza delle periferie dalla cura del centro città da un punto di vista sociale, estetico e paesaggistico.

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Piante di Ailanto fotografate da Francesco Ciavaglioli

Ciavaglioli ha trasformato il suo atelier a Casa degli Artisti in un giardino, realzzando dei tendaggi dipinti con le foglie di Ailanto che assumono una duplice funzione: superfici pittoriche e dispositivi architettonici. La pittura si espande così nello spazio prendendone il controllo e costruendo un ambiente immersivo che accoglie la ricerca di Ciavaglioli sull’Ailanto come un archivio in costante divenire. Completano l’installazione una serie di dipinti sospesi su sottili listelli scultorei che danno vita a una costellazione di rappresentazioni fluttuanti dell’Ailanto e che dissolvono i confini tra pittura, scultura e installazione.

Il lavoro sull’Ailanto ha ampliato la pratica pittorica di Ciavaglioli, trascendendendo il perimetro della tela e omaggiando allo stesso tempo la tradizione della “pittura di giardino”, decorazioni parietali che nell’antichità ornavano le abitazioni delle civiltà mediterranee con immagini di giardini e paesaggi naturali.

Ho ripreso questa tradizione pittorica – spiega Ciavaglioli – mettendola in dialogo con un giardino fatto di infestazioni, errori, fraintendimenti e inconsapevolezza ambientale, dove l’Ailanto cresce senza più controllo.

L’installazione tessile presentata per le giornate dell’Open Studio a Casa degli Artisti – nota Anna Vittoria Magagna, direttrice editoriale di That’s Contemporary e curatrice del progetto – ha trasformato l’atelier in un hortus conclusus, una camera picta contemporanea in cui il giardino perde la sua tradizionale dimensione di rifugio per configurarsi come un ecosistema instabile, attraversato da dinamiche di proliferazione e trasformazione continua. L’Ailanto, che prospera proprio all’interno del disturbo ecologico, nei territori alterati dall’essere umano, diventa qui il simbolo di una natura che non si oppone alla città, ma piuttosto si appropria delle sue fratture e cresce insieme ad essa, ponendo interrogativi urgenti sul rapporto tra uomo e natura.

Nato a Casa degli Artisti, il progetto di ricerca, “Ailanthus” di Francesco Ciavaglioli continuerà a svilupparsi ed espandersi per propagazione, come l’Ailanto stesso, raccogliendo nuove immagini, connessioni e letture del paesaggio contemporaneo. La ricerca, ci ha rivelato l’artista, confluirà in una pubblicazione dall’approccio multidisciplinare che raccoglierà gli esiti del progetto, con un testo curatoriale di Anna Vittoria Magagna, un contributo teorico della botanica Chiara Montagnani e altre testimonianze tra cui quella dell’associazione Terzo Paesaggio di Andrea Perini, da anni impegnata nella rigenerazione urbana attraverso interventi artistici e culturali.

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In foto

Francesco Ciavaglioli "Alianthus", 2026 Allestimento a Casa degli Artisti