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ArtVerona 2026: le gallerie milanesi e i nuovi talenti per un collezionismo accessibile

Dalle gallerie emergenti della scena milanese alle nuove sperimentazioni artistiche: una selezione di artistə da scoprire ad ArtVerona 2026, tra pittura, fotografia e linguaggi contemporanei. Con opere accessibili, sotto i diecimila euro, per chi desidera avvicinarsi al collezionismo o arricchire la propria raccolta.

Collezionare arte contemporanea non è necessariamente una questione di grandi investimenti. A volte basta lasciarsi incuriosire da un artista ancora poco conosciutə, entrare in dialogo con una giovane galleria e scoprire che acquistare un’opera originale può essere più accessibile di quanto si immagini. È proprio questo uno degli aspetti più interessanti di ArtVerona, una fiera che negli anni ha saputo ritagliarsi uno spazio importante nel panorama italiano grazie alla sua attenzione verso la ricerca artistica, i nuovi talenti e un mercato aperto anche alle nuove generazioni di collezionisti.

Giunta alla sua 21ª edizione, ArtVerona 2026 riunisce 122 gallerie e si sviluppa attorno al tema “(Tra parentesi)”, un invito alla conversazione e allo scambio tra i diversi protagonisti del sistema dell’arte. Il riferimento è a Intermedia, il testo del poeta e compositore Fluxus Dick Higgins che, già negli anni Sessanta, rifletteva sulle pratiche artistiche capaci di attraversare i confini tra i media tradizionali. Un concetto che trova espressione nelle quattro sezioni della fiera: Main Section, Effetto Sauna (Fuori dalle parentesi), curata da Thomas Ba, Pittura (Ora), a cura di Leonardo Regano, e Still [Per (formare) lo sguardo], curata da Giovanna Manzotti e dedicata alle sperimentazioni della fotografia contemporanea.

Tra gli stand abbiamo selezionato alcunə artistə italianə e internazionalə da tenere d’occhio, privilegiando le proposte delle gallerie milanesi, dalle realtà emergenti agli spazi più consolidati che continuano a investire su nuovi linguaggi. Il nostro percorso si concentra su opere accessibili, con richieste inferiori ai diecimila euro, che offrono interessanti possibilità sia a chi muove i primi passi nel collezionismo sia a chi desidera ampliare la propria raccolta seguendo le nuove generazioni di artistə.

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Stand di Hui.Red

Tra le realtà più interessanti incontrate in fiera spicca Hui.red, giovane galleria milanese di recente apertura, che nella sezione “Effetto Sauna (Fuori dalle parentesi)” ha ricevuto una menzione speciale per l’allestimento. Il suo stand si distingue per le atmosfere sospese dei dipinti di Alina Petre (Călărași, Romania, 1988), nei quali il rapporto tra essere umano, natura e mondo animale si traduce in immagini delicate, quasi fiabesche. Le tonalità morbide e le composizioni evocative danno vita a un universo personale, attraversato da suggestioni mistiche e simboliche.
Molto interessante anche lo scroll di Wentao Peng, (Cina,1997) finalista del Premio Euromobil, che sviluppa una ricerca dove la pittura tradizionale cinese gongbi incontra la cultura visiva contemporanea.

La pittura contemporanea è protagonista anche da NP Artlab, dove i dipinti su tavola di Leonardo dalla Torre (Venezia, 1995) colpiscono per la loro intensità espressiva. I suoi volti deformati, restituiti attraverso un realismo inquieto e quasi metafisico, sembrano oscillare tra riconoscibilità e straniamento. Una ricerca che ha attirato l’attenzione anche della giuria del Premio MC Collection di Marco Curina, assegnato all’artista durante la fiera. Il suo lavoro rappresenta un esempio interessante di come le nuove generazioni stiano rielaborando il linguaggio figurativo, esplorando territori psicologici e percettivi.

Un’altra proposta interessante arriva da Dep Art, che affianca alla propria programmazione opere di formato più contenuto, capaci di avvicinare un pubblico più ampio al collezionismo. Tra queste si distinguono i lavori dell’artista americano Brian Wills (Lexington, 1970), realizzati attraverso una meticolosa composizione di fili colorati su supporti in legno. Le superfici vibrano grazie all’alternanza cromatica e alla precisione del gesto. Un esempio di come la ricerca contemporanea possa svilupparsi anche attraverso materiali semplici e tecniche non convenzionali.

La ricerca sul tessile prosegue con le opere di Leyla Cardenas, presentate da Galleria Gaburro. Attraverso delicate trame tessili e superfici solo parzialmente intrecciate, l’artista rielabora paesaggi urbani e architetture, trasformandoli in immagini sospese tra presenza e assenza. Il tessuto diventa uno strumento per riflettere sulla memoria degli spazi e sulle tracce lasciate dal tempo, in una ricerca che si muove tra astrazione e rappresentazione.

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In foto

1. Alina Petre, Un tempo senza titolo, Hui.red

2. Alina Petre, Galleria Hui.red

3. Wentao Peng, "Red Rabbit", Hui.red

4. Leonardo Dalla Torre, "Gelo", NP Artlab

5. Leonardo Dalla Torre, NP Artlab

6. Brian Wills, Dep Art

7. Leyla Càrdenas, Galleria Gaburro

Tra le gallerie milanesi già consolidate, Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea presenta le opere della giovane artista lituana Felicija Dudoit (Vilnius, 1999). Le sue tele restituiscono atmosfere luminose e una freschezza quasi estiva, attraverso una pittura caratterizzata da colori delicati e da una sensibilità contemporanea. Disponibili in diversi formati, i suoi lavori dimostrano come anche una ricerca pittorica apparentemente immediata possa costruire un immaginario riconoscibile e personale.

Tra le proposte più immediate e riconoscibili troviamo anche le Tavole Optometriche Poetiche di Alessandro D’Aquila, presentate da Manuel Zoia Gallery. Ispirate ai tradizionali strumenti utilizzati per misurare la vista, queste opere trasformano lettere e parole in composizioni visive dal carattere insieme lirico e pop. Un linguaggio che gioca con la percezione e con il rapporto tra immagine e testo, rendendo la poesia un’esperienza anche visiva.

Nella selezione milanese merita attenzione anche Galleria Giampaolo Abbondio, presente nella sezione fotografica Still [Per (formare) lo sguardo]. Qui la ricerca si concentra sulle possibilità espressive della fotografia contemporanea, attraverso artistə che ne mettono in discussione i confini tradizionali. Particolarmente suggestivi i lavori di Mara Palena (1988), che esplora memoria e identità attraverso immagini intime e introspettive. L’artista è presente anche nel percorso Grandi Sculture, all’interno del padiglione 12, con l’installazione “Casa di specchi”, un lavoro dal carattere nostalgico che invita a riflettere sulla percezione di sé e sul rapporto con il passato.
Nello stesso stand si distinguono le sperimentazioni fotografiche di Simone Bergantini, vincitore del Premio della Fondazione Nadia Zenato. Con la serie “Addiction”, l’artista trasforma le impronte lasciate dalle dita sugli schermi digitali in composizioni astratte che ricordano superfici pittoriche. Un gesto quotidiano e quasi invisibile diventa così il punto di partenza per una riflessione sul nostro rapporto con la tecnologia e con le immagini, dimostrando come la fotografia possa ancora reinventarsi attraverso processi inaspettati.

Wizard Gallery presenta i vasi neo-greci di Sara Ciracì, che combinano suggestioni dell’estetica classica con un immaginario tecnologico e contemporaneo. Le sue opere reinterpretano forme familiari attraverso accostamenti sorprendenti, creando un cortocircuito tra passato e futuro. Nello stesso stand, i dipinti di Eliel David Martínez Julián (Oaxaca, Messico, 1998) evocano i paesaggi del deserto messicano attraverso una tavolozza delicata e atmosfere silenziose.

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1. Felicija Dudoit, Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea

2. Alessandro D’Aquila, Manuel Zoia Gallery

3. Mara Palena, "Casa di specchi", Percorso Grandi Sculture, Galleria Giampaolo Abbondio

4. Simone Bergantini, Giampaolo Abbondio. Ph courtesy Artverona

5. Sara Ciracì, Wizard Gallery

6. Eliel David Martínez Julián, Wizard Gallery

Da Romero Paprocki attirano invece l’attenzione le caratteristiche suture metalliche di Matisse Mesnil (Castiglion Fiorentino, 1989) che ha vitno il Premio Dowedo-Namec. Le opere di Mesnil acquistano particolare forza quando vengono accostate tra loro, dando vita a composizioni parietali modulari di grande impatto.

Tra grandi maestri del secondo Novecento, Galleria Poggiali porta anche enigmatici dipinti di Barbara de Vivi (Venezia,1992), inquietanti volti del misterioso trio Cane Morto e scene quotidiane di Thérèse Mulgrew (USA, 1991) dal sapore magico-realista.
Nello stand di Maab Gallery segnaliamo invece gli eleganti dipinti in bianco e nero su lino di Alain Urrutia Alain Urrutia dalla serie “Pensare con lo sguardo”.

Da Colombo’s spiccano le colorate tele neo-metafisiche di Silvia Negrini (Sondrio,1982), mentre da Galleria Giovanni Bonelli ci ha colpito una scultura in ceramica smaltata di Gloria Tomasini (1999, Lugano) che ricorda concrezioni marine, ricca di dettagli abilmente realizzati. Atipografia porta le incredibili opere di Silvia Inselvini (Brescia, 1987) realizzate dall’artista ricoprendo intere superfici con un meticoloso uso della penna a sfera.

Tube Culture Hall presenta gli emblematici fuochi d’artificio dipinti da Martina Cassatella (1996), le illustrazioni in grafite di Louise Janet (Francia,1999) e piccoli e deliziosi dipinti di Renske Linders (Paesi Bassi, 1995) che indagano dettagli e azioni della vita quotidiana.

La ceramica contemporanea trova un’interessante interpretazione nelle proposte di Alessandro Albanese, dove spiccano i grandi vasi dalle tonalità pastello di Matteo Valerio (Florida, USA, 1989). Nello Stesso stand l’opera “Bella-pelosa II” dell’artista e animalista Genea Lardini intreccia suggestioni animali e identità femminile, dando forma a un immaginario ironico e personale.

Nella sezione “Pittura (Ora)”, dedicata alle nuove possibilità della pittura contemporanea, ci hanno colpito i cani malinconici di Luca Rizzi (Brescia, 2001), presentati dalla galleria Red Lab. Le sue figure animali, apparentemente semplici, diventano protagoniste di immagini cariche di sensibilità e di una sottile inquietudine. Una ricerca giovane, che riesce a trasformare un soggetto familiare in un universo emotivo riconoscibile.

Chiudiamo il percorso con la fotografia di Paul Cupido (Paesi Bassi, 1972), presentata da MC2 Gallery. I suoi paesaggi delicati, stampati su carta giapponese washi, si ispirano al principio filosofico del Mu, il vuoto inteso come spazio di contemplazione e possibilità. Le immagini, leggere e quasi impalpabili, restituiscono una dimensione poetica della natura e la particolare materialità della stampa contribuisce a rendere ogni fotografia un oggetto da osservare da vicino, in un rapporto intimo con lo spettatore.

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In foto

1. Matisse Mesnil, Galleria Romero Paproki. PH. Luca Pozzi

2. Barbara De Vivi, Galleria Poggiali

3. Silvia Negrini, Colombo's

4. Gloria Tomasini, "Brina I", Galleria Giovanni Bonelli

5. Silvia Inselvini, Atipografia

6. Tube Culture Hall

7. Matteo Valerio, Galleria Alessandro Albanese

8. Genea Lardini, "Balla pelosa II", Galleria Alessandro Albanese

9. Luca Rizzi, Red Lab

10. Paul Cupido, "Moon over Fuji I", MC2 Gallery

11. Alain Urrutia, "Pensare con lo sguardo #10", Maab Gallery

Quello che emerge da questa edizione di ArtVerona è soprattutto la varietà di linguaggi e la possibilità di avvicinarsi all’arte contemporanea attraverso opere accessibili, senza rinunciare alla qualità della ricerca. Dalla pittura alla fotografia, dalla ceramica alle sperimentazioni tessili, la fiera offre numerosi spunti per chi desidera iniziare a collezionare seguendo il proprio gusto e la propria curiosità.

In questo panorama, le gallerie milanesi si distinguono per la capacità di intercettare nuove sensibilità artistiche e di costruire un dialogo tra artistə emergenti e pubblico. Le realtà più giovani, in particolare, rappresentano un punto di accesso interessante per conoscere ricerche ancora in evoluzione e instaurare un rapporto diretto con chi le sostiene e le promuove.

Collezionare, del resto, non significa soltanto acquistare un’opera, ma scegliere di accompagnare nel tempo il percorso di un artista, sviluppando uno sguardo personale e costruendo una raccolta che racconti interessi, incontri e passioni.

ArtVerona 2026 conferma così la propria vocazione di fiera attenta alla scoperta, dove il collezionismo può diventare un’esperienza aperta, dinamica e accessibile. Perché una collezione non deve necessariamente nascere da un grande investimento: può cominciare semplicemente da un’opera che ci incuriosisce, da un linguaggio che non conoscevamo o dall’incontro con un artista di cui desideriamo seguire il futuro.