La sezione Emergent
Ad accogliere il pubblico all’ingresso della fiera è la sezione Emergent curata da Attilia Fattori Franchini. Questa offre l’opportunità di esplorare le più recenti tendenze dell’arte contemporanea attraverso la proposta di 29 gallerie, fortemente orientate alla sperimentazione e alla promozione di voci emergenti, con una significativa presenza femminile. Tra queste segnaliamo MATTA, che presenta uno stand interamente dedicato a “CORPUS” di Theresa Büchner (1993), progetto che indaga la relazione sociale tra corpo e spazio pubblico.Proseguendo il percorso, si incontra il vivace e coloratissimo stand di Red Lab Gallery di Milano e Galerie Fleur & Wouter di Amsterdam, che propongono una mostra congiunta dedicata all’artista olandese Carmen Schabracq (1988). Le sue opere, ironiche e surreali, raccontano un universo matriarcale popolato da maschere, animali e simbolismi. Subito dopo si trova lo stand di IPERCUBO e Orma, con “Celestial Mirrors”, progetto espositivo che mette in dialogo i lavori di Mercedes Lachmann e Almudena Romero. Qui, pigmenti e tinture ispirati ai geroglifici dell’Amazzonia di Lachmann si accostano armoniosamente ai Fossils of Our Time di Romero: fotografie su lastre di marmo realizzate attraverso la tecnica dell’antotipia, tecnica di stampa basata sull’uso di pigmenti naturali. In fondo alla sezione si trova il booth di GAA, galleria newyorkese alla sua prima partecipazione, che presenta una personale dedicata a Katja Farin (Los Angeles, 1996). La sua pittura esplora le interazioni tra subconscio e realtà, trasfigurando scene quotidiane attraverso il colore e offrendo allo spettatore uno sguardo nei mondi interiori delle sue enigmatiche figure.
In foto
1. The Red Lab + Galerie Fleur & Wouter, Carmen Schabracq. Ph. Francesca Salemi
2. IPERCUBO + Orma Ph. Francesca Salemi
3. GAA, Katja Farin Ph. Gabriele Abbruzzese
4. MATTA, Theresa Büchner Courtesy MATTA
La sezione Established
Established è la sezione più ampia di miart e riunisce quest’anno 111 gallerie, offrendo un attraversamento ampio e stratificato che spazia dai capolavori del Novecento alle ricerche più attuali. Tra le proposte più interessanti spicca Eastcontemporary, con lavori di Eliška Konečná, Pakui Hardware, Ania Bąk, Gabrielė Adomaitytė e Natália Trejbalová: pratiche eterogenee accomunate da una riflessione sul corpo e sull’identità, intesi come elementi instabili e in continua ridefinizione. Su un registro diverso, Mazzoleni intreccia la ricerca contemporanea con quella degli artisti storici della galleria, presentando opere di Marinella Senatore, Iran do Espírito Santo, Shigeru Saito, Michelangelo Pistoletto, Salvatore Astore e Rebecca Moccia tra gli altri. Nelle vicinanze, le tele fluo di Gerhard Merz alla Galleria Giampaolo Abbondio dialogano idealmente con i cieli iridescenti di Goldschmied & Chiari e i teschi di Enzo Cucchi da Poggiali. Non passano inosservate le due grandi composizioni di Stefano Perrone da RIBOT, che offrono una lettura ironica della socialità contemporanea dominata dai social network, mentre WIZARD e WIZARD LAB presentano uno stand corale con artisti come Todd Bienvenu, Danilo Buccella, Abdelkader Benchamma, Sarah Ciracì, Igor Eškinja, Diango Hernández, Benedetto Pietromarchi e Ignazio Moncada.
La fotografia trova spazio nello stand di Galleria Antonio Verolino, con un dittico tratto da Festa Famosissima – Hortus Redemptoris di Jacopo Valentini dai colori vividi, mentre nello stand “Tre Mondi” di Podbielski emerge la narrazione intima e quotidiana di Florence di Benedetto. Di taglio più teorico è invece la proposta di C+N Canepaneri, che indaga le relazioni tra uomo, natura e tecnologia attraverso una lente etnobotanica e antropologica, con lavori di Claudio Costa, Ginevra Petrozzi, Taisia Korotkova, Shuai Paolo Peng e Deng Shiqing.
In foto
2. Mazzoleni. Credits Studio Abbruzzese. Courtesy Mazzoleni
3. WIZARD GALLERY e WIZARD LAB
4. C+N Canepaneri
5. Giampaolo Abbondio, Gerhard Merz ph. Francesca Salemi
6. RIBOT
7. Podbielski Contemporary, Florence Di Benedetto Ph. Francesca Salemi
Proseguendo, si incontrano le sculture di Mattia Sugamiele allo stand della Galleria Paola Verrengia, seguiti dalla proposta della Galleria Alessandro Albanese, dove le ceramiche e le tele artigianali di Matteo Valerio si confrontano con “Pilgrims of Fire” (Kagerou) di Domenico Ruccia, lavoro recente dagli echi rinascimentali. Di forte impatto scenografico è il booth di SECCI, trasformato in un ambiente immersivo grazie a un intervento site-specific a pavimento in specchi calpestabili, che richiama il celebre ciclo Passi di Alfredo Pirri e ne amplifica la presenza attraverso un dialogo con le opere a parete.
Accanto alle ricerche contemporanee, la sezione accoglie anche gallerie orientate al secondo Novecento: Dep Art Gallery propone uno stand incentrato sulla figurazione con opere di Salvo e Valerio Adami in dialogo con Tom Wesselmann e Alex Katz. Cortesi Gallery costruisce invece un percorso tra sperimentazione storica e astrazione poetica con lavori, tra gli altri, di Vincenzo Agnetti, Enrico Baj, Alighiero Boetti, Pietro Consagra, Chiara Dynys, Heinz Mack, Ugo Mulas, Mimmo Rotella e Turi Simeti. Galleria Tonelli presenta infine una selezione che include Arnaldo Pomodoro, Sergio Fermariello, Mario Schifano, Pablo Atchugarry, Lucio Fontana, Sergio Roger, Carla Accardi e altri protagonisti.
Chiude la sezione uno dei progetti più sorprendenti e dissacranti di questa edizione: lo stand della galleria romana Ex Elettrofonica, dedicato a Eternity di Gabriele Picco. Le pareti, interamente rivestite di savoiardi profumati, accolgono una serie di lavori ironici che mettono in luce le contraddizioni del presente. Al centro, un carro funebre ricavato da una Chevrolet del 1938 utilizzata dagli americani durante la Seconda guerra mondiale che custodisce una nuvola, componendo un’immagine surreale che restituisce, con leggerezza e sarcasmo, l’assurdità del nostro tempo.
In foto
1. Galleria Alessandro Albanese, Matteo Valerio e Domenico Ruccia
2. SECCI, Alfredo Pirri Ph. Francesca Salemi
3. Dep Art Gallery, Ph. Fabio Mantegna
4. Ex Elettrofonica, Gabriele Picco, Eternity
6. Galleria Antonio Verolino, Jacopo Valentini, Festa Famosissima – Hortus Redemptoris, 2026
La sezione Established Anthology
A completare il percorso, al piano superiore prende forma Established Anthology, sezione che riunisce 20 gallerie internazionali attorno a un obiettivo condiviso: raccontare la complessità, le traiettorie e le trasformazioni del tempo. Qui il dialogo con il moderno e il dopoguerra si fa particolarmente intenso, grazie ad accostamenti che mettono in relazione figure storiche e riletture contemporanee.
Tra gli stand più rilevanti si segnalano il lavoro di Benassi presentato da Mai 36 (Zurigo) e la grande fotografia di Candida Höfer dedicata al Teatro San Carlo di Napoli nello spazio di Ben Brown Fine Arts, esempio emblematico della sua indagine sugli ambienti culturali. La presenza di gallerie come Lia Rumma contribuisce a rafforzare l’identità della sezione, che si configura come un ponte solido tra memoria e contemporaneità.
Le opere esposte affrontano temi come ciclicità, metamorfosi, memoria e futuri possibili, costruendo un dialogo continuo tra i linguaggi del moderno e le pratiche più attuali. Attraverso mostre tematiche, focus monografici e accostamenti generazionali, i progetti ampliano lo sguardo sulle relazioni tra tempo, spazio e trasformazioni culturali.
Established Anthology conferma così l’approccio di lunga data di miart, che interpreta la storia dell’arte non come una sequenza lineare, ma come un campo dinamico fatto di ritorni, riscritture e anticipazioni.In questo contesto si inserisce anche Movements, il nuovo progetto speciale dedicato all’immagine in movimento, nato dalla collaborazione con lo St. Moritz Art Film Festival. Curato da Stefano Rabolli Pansera, il programma presenta 20 film realizzati da artisti rappresentati da 15 gallerie, introducendo per la prima volta in fiera una rassegna strutturata dedicata al linguaggio poetico e sperimentale del video e del film d’artista.
In foto
1. Mai 36 Galerie, Mapplethorpe/Benassi Ph. Andrea Rossetti
2. Ben Brown Fine Arts
3. Lia Rumma Credits Studio Abbruzzese.
In conclusione
Nel suo complesso, miart 2026 si conferma così non solo come appuntamento centrale per il mercato, ma soprattutto come piattaforma dinamica di confronto tra generazioni, linguaggi e visioni. Dalle sperimentazioni più giovani alle riletture del moderno, fino alle nuove aperture verso il film e l’immagine in movimento, la fiera disegna un panorama articolato e in continua evoluzione. Un’edizione che, nel segno di New Directions, invita a ripensare traiettorie e prospettive dell’arte contemporanea, restituendo uno sguardo ampio e consapevole sul presente e sulle sue possibili direzioni future.