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Il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese: il più alto d’Italia, un presidio culturale tra le Dolomiti

Immerso nel cuore della Val di Fiemme, a oltre mille metri di altitudine, il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese si distingue non solo per la sua collocazione geografica – che lo rende il museo d’arte contemporanea più alto d’Italia – ma anche per il suo approccio innovativo e inclusivo alla cultura contemporanea. Ospitato nello storico Palazzo Rizzoli, il museo è oggi un punto di riferimento per la valorizzazione del territorio alpino attraverso il dialogo tra arte e comunità.

Dalla sua fondazione nel 2001, l’istituzione ha saputo evolversi da centro espositivo legato alle opere dello scultore Othmar Winkler (1907-1999) e alla collezione Baccoli – con opere di Munari e altri maestri del Novecento – a uno spazio dinamico, dove mostre personali e collettive, performance e laboratori trasformano la montagna in un crocevia di esperienze artistiche e umane.

Territorio e visioni: intervista a Elsa Barbieri, direttrice e curatrice

Elsa Barbieri, alla guida del museo da giugno 2024, ha impresso una svolta netta e consapevole alla linea curatoriale. «Il territorio è al centro, ma non in modo localistico», racconta Barbieri. «Non bastano gli occhi di chi ci vive per comprenderlo fino in fondo: servono anche sguardi nuovi, esterni, capaci di generare connessioni inattese.»
Uno dei primi obiettivi della curatrice è stato l’apertura annuale del museo, superando la precedente apertura stagionale limitata a quattro mesi l’anno. «Volevo che il museo fosse vissuto, abitato, riconosciuto come luogo aperto e permeabile. Abbiamo coinvolto artisti che hanno instaurato un dialogo attivo con la comunità, come Thomas De Falco, che ha realizzato performance con abitanti del luogo, o Martina Melilli, che ha costruito un’opera sonora collettiva con donne di Cavalese, raccogliendo i loro racconti e tracciando una mappa emotiva del territorio.»
Il legame tra arte e vita si riflette anche nella gestione della collezione e nella scelta delle mostre. Barbieri ha dato nuova vita agli splendidi spazi del museo, trasformando ambienti dimenticati in sale espositive, creando spazi per i laboratori didattici e rilanciando la collezione permanente.
L’approccio curatoriale è fluido, libero, ma sempre radicato in un’idea di “abitare” lo spazio, sia fisico che simbolico, renderlo aperto con e per la comunità.

In foto

Elsa Barbieri, curatrice del Museo d'Arte Contemporanea di Cavalese. Ph. Erjola Zhuka

Tre Atti. Pichler, Zhuka, Marinelli: una mostra in tre voci tra museo e paesaggio

Dal 19 luglio al 2 novembre 2025, il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese ospita Tre Atti, un progetto espositivo diffuso che coinvolge non solo le sale del museo, ma anche il paesaggio naturale lungo le sponde del Rio Gambis.
Tre Atti, a cura di Elsa Barbieri, si configura come una narrazione a più voci sull’esistenza e le sue sfumature, sospese tra astrazione e concretezza, che mette in relazione i lavori di tre artisti di diverse generazioni e origini: i dipinti Anneliese Pichler (Cavalese, 1962), le fotografie di Erjola Zhuka (Durazzo, 1986) e le sculture Giuseppe Marinelli (Castellana Grotte, 1990)
Storica artista di Cavalese, Anneliese Pichler realizza tele dai soggetti evocativi, sospesi tra figurazione e astrazione, trame epidermiche, intime, che usano tessuto e colore come medium espressivo della propria interiorità. Poesie visive accompagnate da pensieri sparsi, scritti da Pichler sui muri delle sale, che accompagnano il visitatore in questo viaggio dolceamaro.

In foto

Anneliese Pichler. Ph. Anna Vittoria Magagna

Erjola Zhuka, artista albanese formatasi in Italia, propone fotografie crude e sincere, che immortalano senza filtri scene rubate dalla quotidianità della sua famiglia, a tratti oscene e perturbanti, rivelando con dissacrante ironia le contraddizioni e le imperfezioni del presente e della vita di tutti i giorni.

Giuseppe Marinelli, giovane artista attivo tra la Puglia e il Trentino, costruisce sculture che raffigurano animali della fauna alpina. Presenze silenziose e discrete che abitano le sale del museo e le rive del Rio Gambis, realizzate in filo d’acciaio e teschi di animali, testimonianze di una vita trascorsa ora rinate come opere d’arte.
«Tre Atti mette in gioco le logiche dell’umanità», spiega Barbieri, «e invita lo spettatore a lasciarsi sorprendere dall’incontro, senza preconcetti. Pichler, Zhuka e Marinelli sono “pittori” nel senso più ampio e originario del termine: osservatori radicali della realtà.»
Con questa mostra, il museo conferma la sua vocazione come spazio di racconto e trasformazione, ponte tra memoria e visione, radicato nella montagna ma proiettato verso il mondo.

In foto

Erjola Zhuka. Ph. Anna Vittoria Magagna

Giuseppe Marinelli. Ph. Anna Vittoria Magagna